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Psicofarmaci: giù le mani dai bambini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 - Come è nata “Giù le mani dai bambini”? 

 

“La spinta iniziale è stata un’analisi fatta sugli abusi registrati negli USA, con oltre 11 milioni di bambini in terapia con psicofarmaci: non volevamo correre il rischio che questo scenario si ripetesse in Italia. Dall’iniziativa di alcuni volontari ospedalieri e tre associazioni di promozione sociale il gruppo è cresciuto, fino ad essere considerato oggi il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza per l’età pediatrica in Italia, a cui aderiscono prestigiose Università, ordini dei medici, associazioni di pazienti, di genitori ecc…”.  

 

 

- Come si presenta l’uso degli psicofarmaci in Italia. Ad esempio in Piemonte, regione in cui si trova il vostro nucleo operativo. Può fornirci qualche dato?  

“I minori ai quali vengono già somministrati psicofarmaci (per tutte le patologie) i sono quasi 4 mila; mentre sono 10.172, il minori che soffrirebbero di iperattività e deficit di attenzione e potenzialmente destinatari di terapie a base di psicofarmaci”.

 Come si svolge la vostra attività?

“Il portale http://www.giulemanidaibambini.org/  è un po’ la nostra casa, questo per noi significa aggiornarlo costantemente con nuove notizie sull’argomento e rintracciare ricerche scientifiche in università estere e tradurle in Italiano, far scrivere ad esperti e specialisti articoli divulgativi sul tema, affinché le famiglie possano il più facilmente possibile comprendere il problema..”.  

 

Quali sono stati, finora, i principali risultati che avete raggiunto?   

“Gli innumerevoli articoli di stampa che hanno affrontato il problema dal nostro punto di vista, sono un buon indicatore di successo come l’apertura di ben due tavoli nazionali per ridiscutere i protocolli che regola la somministrazione di psicofarmaci ai bambini,…Ma il nostri risultati più eccitanti – e commoventi – sono quelli che ci vengono riportati da quelle famiglie i cui figli avevano una strada segnata, che li avrebbe portati alla medicalizzazione del proprio disagio.. Questi bambini ora vanno a scuola, si stanno reinserendo, venendo inclusi e non esclusi dal gruppo dei pari, e senza l’ausilio di farmaci: questo è il senso vero del nostro quotidiano e faticoso lavoro”.

 

Avete delle iniziative in programma?

“Si. E’ il progetto “Scuola Protetta”, che prevede la possibilità per insegnanti e genitori di ottenete rapidamente e gratuitamente informazioni di sintesi su queste tematiche. Inoltre, le scuole che risponderanno a dei requisiti minimi, fissati con chiarezza da un comitato scientifico di prim’ordine e facilmente comprensibili e condivisibili, riceveranno una sorta di “certificazione Scuola Protetta” con un simbolico e simpatico adesivo da appendere all’ingresso della scuola.Genitori ed insegnanti potranno partecipare – sempre gratuitamente, semplicemente iscrivendosi – ad un vero e proprio corso di e-Learning, ovvero una formazione a distanza su queste tematiche dal nome “e-Campus Scuola Protetta”. Ora che, purtroppo, il Prozac ed altri psicofarmaci sono stati autorizzati anche sui bambini, è necessario che le maestre siano formate ed informate sul cosa fare in caso il bambino manifesti disagio. Un comportamento difficile, ingestibile, fastidioso, infatti, non è detto sia una patologia,

 

Ritalin Un farmaco molto discusso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante le proteste sollevate da più parti (pedagogisti, ntellettuali, scienziati e  mndo dell’associazionismo) in Italia è tornato legale l’uso del famigerato Ritalin, il farmaco che servirebbe a curare nei bambini la sindrome ipercinetica.
Con questo nome viene indicato un insieme di “disturbi” che colpiscono i minori come irrequietezza, svogliatezza ed eccitabilità.
Il mondo scientifco è però assolutamente diviso al riguardo. Per molti non esistono prove che la malattia esista e necessiti di cure  armacologiche. Si tratterebbe di un disagio psicologico affrontabile con “l’amore”, cioè con la cura adeguata delle esigenze del bambino, dei suoi ritmi e delle sue esigenze.
Esiste poi la testimonianza sconfortante che proviene dagli Stati Uniti in cui l’uso di questo farmaco dilaga in modo allarmante. Sono stati inoltre condotti studi sul possibile “effetto collaterale” dell’uso di tali farmaci :l’induzione al suicidio dei piccoli pazienti.

 

 

 

 

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