La relazione: che cos’è?
Nel nostro precedente incontro abbiamo parlato del corpo e delle sue molteplici valenze, accennando ai temi della relazione e della solitudine.
Vorrei approfondire con voi proprio il tema della relazione, nota dolente nella nostra società ipertecnologica dei mezzi di “comunicazione” di massa.
Cerchiamo di capire che cos’è la relazione: non è possibile darne una definizione univoca poiché, come il corpo, è caratterizzata da una pluralità di elementi. L’unica certezza è che non è possibile non entrare in relazione con il mondo esterno e con le altre persone dato che, paradossalmente, anche il rifiuto della relazione è un derivato della relazione stessa; ma senza entrare in un ambito troppo “sottile” vorrei parlare della relazione nella quotidianità, con i familiari, i colleghi di lavoro, le persone con cui entriamo in contatto ogni giorno.
E’ evidente che, nella nostra società, la relazionalità è fortemente problematica, pregna di ansie, difficoltà, aggressività latente, difficoltà di comunicazione. Siamo chiamati a vivere ed “utilizzare” una molteplicità di “sé” nei diversi contesti della nostra vita:un sé quando siamo genitori, un altro quando siamo figli, un altro ancora quando siamo con il/la partner e così quando siamo con i colleghi di lavoro, ecc., in sostanza un sé diverso per ogni ruolo che dobbiamo ricoprire. In una società complessa come quella attuale, dobbiamo sfaccettare la nostra vita su fronti diversi spesso antitetici; questa continua differenziazione e moltiplicazione dei sé, comporta un sistematico e oneroso lavoro di sintesi, per non perdere quel senso della nostra unità così fondamentale per il nostro equilibrio. E’ un lavoro molto difficile, il cui risultato è sempre un compromesso imperfetto. Voi direte:”Ma che attinenza ha tutto ciò con la relazionalità?” L’elemento di collegamento è il piano dell’autenticità. Ovvero proponendo sé diversificati a seconda del contesto, ognuno di noi ha il problema di sapere chi è l’altro veramente e quanto ci si può fidare.
La relazione è divenuta sempre più mediata, falsata, artefatta, mancante di autenticità ed estremamente debole, fragile, “fluida”. La sfiducia è la regola. La sfiducia spinge al disinvestimento affettivo, alla finzione, alla menzogna sistematica. L’uomo moderno non entra in relazione con gli altri, ma “galleggia sul pelo dell’acqua”, stringendo mani, regalando sorrisi, baci, abbracci, spesso mere attività muscolari arelazionali. “Niente di nuovo sotto il sole”: ipocrisia e falsità hanno da sempre connotato la storia dell’umanità. Cosa c’è di diverso oggi? Stiamo procedendo sulla strada della deumanizzazione. Non ci riconosciamo più, l’un l’altro, come esseri umani, per cui non sappiamo immedesimarci e non entriamo in relazione autenticamente.
Vi faccio alcuni esempi nei quali, credo, vi riconoscerete un po’ tutti: il pedone che deve attraversare la strada non è un altro essere umano che va al lavoro, o a prendere i figli a scuola, o a fare la spesa, è “un ostacolo” che mi allontana dalla mia meta, unica cosa importante.
Ho assistito a scene agghiaccianti come questa: molte automobili ferme in coda per diversi minuti ad un attraversamento pedonale molto trafficato; un automobilista ha abbassato il vetro e ha gridato al primo della fila:”Ma mettili sotto! Vai avanti!”. Questo è. La deumanizzazione spinge alla violenza, all’aggressività che tuttavia, paradossalmente e in senso molto negativo, indicano che un barlume di relazione permane.
La tappa finale di questo processo è l’indifferenza accoppiata all’egocentrismo: non esiste niente al di fuori di me. Dobbiamo arrenderci a tutto questo? No! Arrendersi mai! Dobbiamo ammettere queste difficoltà ci appartengono e sono fra le cause del nostro malessere (quel famoso disagio diffuso dell’uomo moderno); la soluzione non può che partire da noi stessi. Riscoprire quel coraggio di rischiare che è lì, soltanto sopito. In fondo non è così difficile se pensiamo che non rischiando nulla abbiamo la certezza di continuare a vivere male, accettando il rischio di investire in relazioni autentiche, vere,sentite, potremmo essere rifiutati, traditi, abbandonati, delusi, ma anche accettati, amati,compresi. La scelta è fra la certezza del “nulla” e il rischio di vivere: già perché la vita è rischio perenne. Siamo tutti abbastanza consapevoli di questo, ci manca la forza di reagire anche perché ciascuno di noi si sente solo, isolato. I mezzi di comunicazione di massa, spesso intenzionalmente, ci propinano solo le brutture di questo mondo, alimentando la sfiducia, il disimpegno, il senso di solitudine e la paura generalizzata, ma dobbiamo sapere che nostre capacità relazionali più profonde rappresentano uno degli elementi costitutivi del nostro essere umani, sono un patrimonio comune e immenso del quale aver cura.
Se lo desiderate, inviatemi le vostre riflessioni.
