The best is yet to come… Galleria Glance Torino
Una straordinaria collettiva di artisti internazionali inaugura il 30 giugno dalle ore 19 alla Galleria Glance di Torino.
9 artisti provenienti da tutto il mondo e un grandissimo talento italiano prestato all’estero esprimono i diversi stati dell’arte contemporanea attraverso la mostra The best is yet to come… (Il meglio deve ancora venire), esibizione collettiva dal titolo importante che non teme di deludere le aspettative del pubblico.
Ma il tono sicuro del titolo cela in realtà, e in maniera del tutto ironica, il desiderio di superare la recente crisi economica.Ogni artista interpreta in The best is yet to come… la propria visione della situazione attuale, la propria reazione alla crisi: c’è chi ironizza sulle proprie paure esorcizzandole (Caccamise), chi unisce il romanticismo ad una visione dark (Ligtermoet), chi evade e immagina un futuro positivo rappresentandolo in modo lirico, quasi fiabesco (Hong, Hwang, Oh e Bedford) e chi giunge all’astrazione (Ferries e Saylor Sack). C’è Gosha Ostretsov – ha appena chiuso alcune personali di successo tra New York e Londra ed è uno degli artisti chiamati a rappresentare la Russia alla Biennale di Venezia – che anche se al momento non appartiene al circuito di gallerie di Lower East Side è incluso nella collettiva perché da sempre lavora sul progetto di “nuovo governo” rappresentando l’immagine di un futuro migliore. E c’è Federico Solmi (che alla Glance espone il suo video The Evil Empire insieme ad alcune tavole) che superate le recenti critiche vince il Premio Guggenheim. Chi meglio di lui poteva rappresentare la reazione alle difficoltà? Segno che il meglio deve sempre, ancora venire.
Sarah Bedford, Chris Caccamise, Keltie Ferris, Seonna Hong, Caroline Hwang, Annick Ligtermoet, Saelee Oh, Gosha Ostretsov, Rebecca Saylor Sack e Federico Solmi provengono dalle gallerie di Lower East Side, quartiere di New York diventato recentemente un luogo di riferimento nel mondo dell’arte contemporanea. Un tempo era Chelsea il fulcro della creatività yankee, zona decisamente più costosa e di conseguenza più in crisi. A Lower East Side le gallerie non solo riescono a sopravvivere grazie ad affitti più bassi e ad un contesto in crescita, ma addirittura ad intensificare il mercato dei nuovi artisti proponendoli, vendendo le loro opere e celebrandoli. The best is yet to come diventa quindi una sorta di motto di speranza, un’incitazione a non arrendersi e a puntare sulle proprie potenzialità in un momento in cui non c’è più niente di certo, ma tutto è ancora possibile.
In mostra i lavori su carta di Sarah Bedford (Roundup, 1969) artista di Brooklyn nata e cresciuta in un ranch del Montana. L’infanzia trascorsa in grandi spazi aperti alla ricerca dei tesori nascosti degli esploratori hanno segnato lo stile pittorico di quest’artista che contrassegna le sue tele con una sorta di mappa. La natura non lineare delle sue composizioni incoraggia lo spettatore a ricercare tra gli strati sovrapposti di colore rivivendo un’infantile curiosità. Proseguendo con ordine si passa a Chris Caccamise (New York, 1975) e al suo mondo di piccole sculture di carta meticolosamente smaltate. In perfetto equilibrio tra pop e umorismo Caccamise progetta ogni sua fragile scultura senza ansia da prestazione, ma con l’entusiasmo di chi lavora giocando e al contempo con assoluta maestria. Olio, acrilico e vernice spray compongono la tecnica di Keltie Ferris (Louisville, 1977). Astrazioni in cui assumono particolare rilevanza l’illusione spaziale e le scelte cromatiche, pittura traslucida su superfici ruvide insieme a colori metallizzati e luminosi invitano a libere associazioni con l’artificioso stile glam. La mostra prosegue con Seonna Hong (Los Angeles, 1973) californiana di origini coreane la cui pittura sembra provenire dal mondo delle fiabe. Poetica, nostalgica e incisiva al tempo stesso, l’artista è capace di comunicare racconti toccanti ricercando all’interno della propria evoluzione personale e in ambienti familiari. Già vincitrice di un Emmy, Hong sembra però essere solo all’inizio di una lunga carriera, in piena coerenza con l’ambizioso titolo della mostra. Ritorniamo a Brooklyn con Caroline Hwang giovane artista che con un tocco di stravaganza unisce il mondo della pittura a quello più intimo del cucito. I suoi fantasiosi collage di stoffa ricreano scene domestiche tra emozioni forti e difficoltà di relazione, tra passione e autocoscienza. L’incursione nella sensibilità artistica femminile continua con Annick Ligtermoet (Amsterdam, 1983) il cui lavoro fotografico affronta tra romanticismo e umorismo grottesco il tema della morte. Obiettivo dell’artista è portare lo spettatore ad uno stato di confusione sviluppando una morbosa curiosità verso fotografie che sembrano esser state ritrovate in una soffitta polverosa, che raccontano storie, che evocano misteriose situazioni. Saelee Oh (Los Angeles, 1981) è un’artista che dipinge con tratti delicati e parallelamente si cimenta in complicate costruzioni con pezzi di carta ritagliati. Ma non solo, spesso nell’opera inserisce anche oggetti ed elementi naturali: piante, bastoni e pietre aiutano l’artista a raccontare storie di alienazione e di identità. Artista multimediale Gosha Ostretsov (Mosca, 1967) passa attraverso la satira per commentare visivamente il dispotismo nella Russia post-sovietica. Ostretsov, tra parodia e utopia, crea un mondo parallelo in cui l’artista-supereroe tenta di strappare il controllo al regime che manipola la coscienza di massa. Rebecca Saylor Sack (Framingham, 1979, vive e lavora a Philadelphia) considera i suoi dipinti campi d’azione in cui esprimere le proprie sensazioni corporee. La sua pittura, stratificata e rielaborata direttamente sulla tela, prova diretta dell’azione, vive infatti nel contrasto tra pennellate delicate e altre più decise, fisiche, quasi violente.
E per finire un artista italiano, pur residente a New York: Federico Solmi (Bologna, 1973) talento provocatorio e irriverente molto apprezzato dalla critica internazionale porta in mostra tre tavole provenienti dal suo celebre The Evil Empire. Le sue opere si presentano spesso come installazioni realizzate utilizzando differenti linguaggi artistici: dal disegno alla video-animazione, alla scultura meccanica, combinate grazie all’uso di un linguaggio fortemente satirico attraverso cui l’artista crea un ritratto disincantato della società contemporanea. I protagonisti dei suoi lavori, da King Kong al Papa passando per Rocco Siffredi, rappresentati in scenari paragonabili alle ambientazioni dei videogame si scatenano in deliri di onnipotenza creando caos e esasperazione. Ma ai problemi nel portare avanti la propria libertà d’espressione – all’Artefiera di Bologna 2009 la sua installazione della pala d’altare in stile trecentesco costituita da video che fanno parte del ciclo The Evil Empire, aveva suscitato scalpore, tanto da fargli ricevere accuse di vilipendio ad una confessione religiosa ed esposizione di oggetto osceno – si affiancano grandi riconoscimenti come il John Simon Guggenheim Memorial Fellowship per la video arte 2009. Solmi era tra gli artisti presenti alla Quadriennale di Roma con King Kong: the End of the World. L’artista nell’estate del 2008 presentò alla commissione della Fondazione Guggenheim di New York proprio il discusso ciclo di opere legate a The Evil Empire, video di 4 minuti che ha richiesto all’artista oltre 2 anni di lavoro.
INAUGURAZIONE MARTEDI 30 GIUGNO DALLE 19 ALLE 20,30
Galleria Glance
Via San Massimo 45 (interno cortile) – Torino
dal 30 giugno all’8 agosto 2009

