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Shoppingmania

Psicosi, divertissement o malessere? Patologia, atteggiamento o modo, esperienza esistenziale?

La risposta che la psicologia fornisce è quella della nevrosi, disturbo psicologico causato da una qualche carenza d’affetto o insoddisfazione del sé: per frustrazione, per la mancata riuscita di un progetto con coseguente delusione che viene rissorbita grazie alla soddisfazione che si prova nello shopping compulsivo.

Proprio perché è compulsivo, esso è malato, ritorna ogni volta che c’è una depressione psicologica in corso per creare una soddisfazione temporanea che non è tanto riversata nell’oggetto comprato (non desidero quel particolare oggetto) quanto nell’atto stesso di acquisto: mi piace spendere, provo un vero godimento nell’atto dell’acquisto a prescindere dal fatto se ciò che compro è utile oppure no). Quello che interessa al soggetto psicotico è soddisfare il desiderio di mancanza di alcunchè proiettatto nell’oggetto acquistato. Ma siccome l’oggetto acquistato sostituisce solo momentaneamente quanto si desidera (l’oggetto amato o la realizzazione di sé); il suo godimento è effimero e momentaneo. Superato il momento di godimento euforico durante l’acquisto, esso passa e quando si riacquista la giusta dimensione dell’io razionale, ci si po’ anche sentire in colpa per avere acquistato qualcosa di sciocco o futile e si ritorna allo stato annoiato o depresso iniziale. Questa è la visione che della shoppingmania ne dà la psicologia ma veniamo alla sua definizone come divertissement che assume i caratteri esistenziali filosofici di Pascaliana memoria. La noia pervade il nostro essere nel mondo attuale, le nostre occupazioni familiari e pubbliche (lavoro) occupano un posto importante nella nostra vita ma non soddisfano appieno, lasciano comunque spazio e tempo che devono essere impiegati. L’uomo soffre se non impiega il prorio tempo e i propri spazi perché lasciare vuoti quegli spazi e quel tempo genera angoscia in quanto implica la riflessione sia sul termine in generale (i suoi significati più profondi dall’ignoto alla morte) sia sui suoi significati più vicini a noi (ho tempo di pensare a chi sono, cosa faccio); tutte domande estremamente banali ma altrettanto impegantive dal punto di vista della riflessione che implicano fatica che l’uomo contemporaneo non sa più affrontare e valutare nel gisuto modo, nei giusti termini (ossia come possibilità di risposta a una frustrazione interna sul nostro senso dell’ essere). Ecco perché si cerca un divertimento e questo può essere comprare qc, così come fare sport e andare al mare. Divergere vuol dire occupare il tempo e lo spazio che ci separa dalla routine, luogo e tempo di abitudine e di sicurezza e che se lasciato a sé e alle sue opportunità ci creerebbe ansia. Allora veniamo all’ulitma riflessione: la shopping abitudinario è un’esperienza esistenziale? Ci induce a riflettere su un male interiore che pervade le nostre anime? Male interiore che non vogliamo affrontare né risolvere e che acquietiamo con dei palliativi? Da quanto detto sopra sembrerebbe proprio di sì!

 

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