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Piccolo elogio dell’imperfezione

 

E dai, diciamoci la verità: chi di noi, guardandosi allo specchio, non si trova piena di difetti? Chi, aprendo una delle tante riviste di moda, non ha mai provato un sottile ( o forte?) senso di inadeguatezza nel confrontarsi con i modelli femminili proposti?  Cosa rappresentano tutte quelle donne rigorosamente altissime, fusiformi, con sguardi prepotentemente aggressivi e provocatori e grandi masse di capelli che dominano tv e giornali? Noi non siamo così perfette, altere e feline: dobbiamo proprio convincerci di appartenere ad un altro pianeta?
Negli ultimi 50 anni il concetto di bellezza ha subito una grande trasformazione: oggi il modello di fisico perfetto è non solo longilineo, ma striminzito, ossuto, piatto e quasi informe. E noi non abbiamo scampo: un giorno dopo l’altro ci convincono che  solo chi è magro è bello, e noi facciamo il resto, costringendoci a impossbili lotte contro la bilancia  nonostante le prove evidenti che certi ideali  siano pressochè irraggiungibile. Come dire: all’infelicità non c’è mai fine.
Siamo tutte più o meno insoddisfatte di noi stesse. E quando diciamo tutte, intendiamo proprio tutte: anche le donne belle e famose si vedono piene di difetti (ci sono chirurghi plastici con clientela vip e un ottimo giro di affari!)
Guardiamo il nostro aspetto fisico e notiamo soltanto le cose che non vanno: la pancetta, i rotolini, il sedere un po’ cadente…. E se per una volta cominciassimo ad osservare quelle invece che vanno? Perchè non impariamo a soffermarci di più su due occhi di un colore speciale, su un sorriso particolarmente luminoso, su caviglie affusolate o una cascata di capelli morbidi,  e a considerarci di più proprio per questi pregi?
Certo, avere cura del proprio corpo è un dovere che ognuno di noi ha principalmente verso se stesso, ma esaurire le proprie forze nello strenuo e unico tentativo di modificare l’involucro può diventare un ostacolo all’evoluzione della parte più profonda di noi.
La perfezione è al di fuori della nostra portata, checchè ne dicano le nostre riviste di moda.
Apprezzare e seguire comunque la bellezza significa invece cercare un armonico equilibrio tra ciò che si vede di fuori e quello che è racchiuso dentro di noi, facendo emergere la nostra vera e unica personalità.
Abbiamo veramente bisogno di imparare a convivere con l’imperfezione, che nella maggioranza dei casi coincide implacabilmente con la normalità (per fortuna!).

Chiudo con una piccola riflessione pescata in un blog. L’autore è un uomo, NickNite. Sentite cosa dice:  

Già la perfezione è statica. E non mi attira. L’imperfezione invece è sempre nuova, sempre modificabile. L’imperfezione è viva, il suo opposto è natura morta.
Io mi permetto di dire solo una cosa.
Sono un uomo e ciò che mi piace vedere sono corpi di donne che sorridono, occhi e visi che trasmettono intensità. Gestualità e sensibilità diverse dalle mie.
Eppure, di questi tempi, pare che vada la “bellezza fotocopia” (da copertina).
E sono tutte tremendamente uguali tra loro.
 

Restate con noi.

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