Natalie Silva “Ordinary People”
Dal 3 al 18 ottobre 2009
Milano Open Air exhibition
Via Poerio- Piazza Risorgimento
Vernissage sabato 3 ottobre dalle 16.00 alle 21.00
Il prossimo 3 Ottobre si terrà la quinta edizione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani
La manifestazione, che ha lo scopo di coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al ruolo dell’arte,prevede l’apertura gratuita dei musei e la realizzazione di progetti di varia natura da parte delle gallerie d’arte associate ad AMACI che decidono di aderire all’iniziativa .
Per l’occasione la Galleria Studio’ di Giovanna Simonetta ha deciso di coinvolgere le attività commerciali del tratto finale di Via Poerio e piazza Risorgimento creando una vera e propria mostra a cielo aperto dal titolo “Ordinary people”.
Il progetto sarà realizzato con la collaborazione dell’artista italo americana Natalie Silva che creerà per l’occasione una decina di tele di dimensione cm. 150×80 raffiguranti personaggi comuni colti nella loro quotidianità.
Le opere,liberamente ispirate alle varie tipologie di attività, saranno posizionate mediante una base mobile all’ingresso dei vari negozi.
Durante il vernissage della mostra Sabato 3 ottobre dalle 16.00 alle 21.00 gli esercenti coinvolti nel progetto offriranno ai visitatori diverse specialità preparate per l’occasione:
- La Cantina di Manuela (via Poerio,3) allestirà per il vernissage una degustazione di Vini e formaggi
- Stazioneranno davanti alla Galleria d’arte Studiò (via Poerio,2) i caratteristici chioschi ambulanti di hot dog e caldarroste
- Il Cristal bar (piazza Risorgimento) servirà ai visitatori centrifugati di frutta
- Il celebre Gold ristorante e bistrot di Piazza Risorgimento,proporrà per la manifestazione una selezione di dolci studiata appositamente per la manifestazione
La mostra proseguirà nella galleria Studiò e nel circondario fino al 18 ottobre
Orari Galleria Studiò
Dalle 10.00 alle 19.00
tutti i giorni tranne la domenica e il lunedi mattina
per informazioni tel.02/717460
La vendetta giocosa che Natalie Silva si prende sulle cose e sul mondo è a forma di donna. Normale che sia così, la donna è rivoluzione, donna è Natalie, donna la sua gallerista d’elezione. Donne sì ma che portano la pistola con la naturalezza di chi imbraccia una borsa. Donne che hanno facce da tutti i giorni, ordinarie, sguardi da fila al supermercato, bambini da prendere, una vita da tirare avanti, tutte signore e signorine con un particolare però che le rende uniche. Non dive, non starlette, non come gli uomini che lei sapientemente mise alla berlina, sempre su tela, in una mostra: uomini d’affari assurti a nuove veline, volendo seguire il gossip di un’era geologica, pre-crisi. Poi il crollo della borsa e l’artista cambia soggetti.
D’altra parte Natalie la sua vita se l’è giocata senza sconti, facendo e disfacendo, inventando e ricominciando, con un’unica sola certezza, la pittura. L’inizio della storia ha come sfondo Milano, tirocinio alla Bocconi da commercialista. Una strada borghese già segnata. Invece no, arriva l’occasione di un ristorante, il primo in Italia ad essere assolutamente indiano, la birra importata da Calcutta, le spezie da Londra. Lei ci si trova e non può farne a meno, difficile uscire dai propri successi. Un giorno decide di passare un week-end a Bordighera. Non è andata più via. Sarà per la luce assoluta e costante che ricorda Los Angeles da lei frequentata come casa, sarà per una strana miscellanea di odori e colori, sarà perché era scritto, fatto sta che Natalie a Bordighera ha azzerato il divario inaccettabile tra l’80% della sua giornata stretta in cose che non le piacciono e il 20% occupato da quello che lei ama fare.
«I quadri hanno una loro costruzione, una base storica, una traccia che va cercata». Visita chiese e visita musei nella speranza di perfezionarla questa costruzione, resta lunghi periodi negli States dove abita suo fratello. E’ laggiù che l’artista assorbe il senso di libertà, caratteristica americana che la porta verso espressioni diverse, che trovano giusta collocazione in quadri grandi, senza restrizioni. Come artista, Natalie procede in bilico tra le sue radici latine e l’abbraccio americano; l’affascinano gli Usa che dettano legge nel settore, entra in contatto con i colleghi italiani di lì, i tedeschi, testa l’avvento del mercato dell’Est, bulgari, polacchi e, ancora, i cinesi, comprende che la vera ricerca dei giovani si fa da quelle parti. Certo, Milano le ha dato molto e lei molto ha restituito, non ultima la mostra di oggi che propone le sue donne qualsiasi ma in pistola, tanto tarantiniane, assorbite nei giri maniacali per cineteche. Wong Kar-Wai su tutti e come si può darle torto?
Non è finita ma sta per finire. Siccome non ce la fa a superare il suo karma, apre un ristorante pure a Bordighera e ci mette dentro i suoi amici. Anche questa volta non è un ristorante punto e basta. Commistioni di conversazioni e lavoro e lei si diverte. Si sveglia alle 7 del mattino e dipinge per sette ore al giorno, «è un fatto fisico, a un certo punto se ne ha bisogno, diventa necessario. Oramai separo i giorni, quelli tristi quando non dipingo abbastanza, quelli allegri che sono carichi di lavoro. La mia gallerista ha capito come sono e mi ha dato carta bianca. A volte loro pensano solo all’aspetto commerciale, lei no. Mi rispetta».


