Solo le grasse non amano le Top Model
Smettete di domandarvi perché la moda sia così distante dalle donna reali. Perché la risposta, una volta per tutte, è stata data da Karl Lagerfeld, direttore creativo di uno dei marchi più celebri del fashion system, Chanel.
Nel commentare la scelta della rivista “Brigitte” di ospitare tra le proprie pagine solo donne comuni, e non più top models, Lagerfeld ha dichiarato al settimanale Focus: “Ci sono mummie grasse che si siedono davanti al televisore con i loro pacchetti di patatine e dicono che le modelle magre sono brutte. Il mondo della moda è fatto di sogni e illusioni e nessuno vuole vedere donne rotonde»
Direi che le sue parole sono ampiamente smentite dai fatti: in queste ultime settimane abbiamo assistito non solo al cambio di rotta di uno dei più autorevoli magazine femminili tedeschi, Brigitte, ma anche al successo planetario di Lizzie Miller su Glamour di settembre, alla sfilata con modelle taglia 44 di Marc Fast a Londra, all’enorme consenso suscitato dal nostro concorso “Modella Normal Size“, tanto per citarne alcuni. Chi l’ha detto che il pubblico vuole vedere solo top model magre? Si comincia invece ad avvertire nell’aria una certa insofferenza per l’ostinata imposizione di modelli di femminilità che conservano ben poco di femminile. Signor Lagerfeld, ma davvero lei pensa che solo le donne grasse non apprezzano in passerella le “grucce viventi” -come le avevo definite qualche tempo fa- e che nessuno vuol vedere nella moda donne rotonde?
Riprendo un pezzo dell’ultima sua frase, che invece condivido:’Il mondo della moda è fatto di sogni e illusioni…” Vero, verissimo, attraverso gli abiti è bello illudersi e sognare, sognare di essere bellissime e attraenti, amate e desiderate. Ma se il sogno e l’illusione passano attraverso modelli chiaramente impossibili, si spezzano e naufragano miseramente, lasciando solo malinconia, frustrazione, senso di inadeguatezza, e aprono talvolta la strada, certo, in soggetti particolarmente fragili, allo spettro dei disturbi alimentari che ben conosciamo.
Bisogna ridare alle donne la possibilità di identificarsi con esempi più simili alla propria conformazione fisica, con modelle più somiglianti alle donne comuni: negli anni 50-60 attrici come Marilyn Monroe, Sofia Loren, Gina Lollobrigida erano (e sono ancora) amatissime non solo dagli uomini, ma soprattutto dalle donne perché in loro si riconosceva la “donna”, quella che nella nostra cultura rappresenta il “modello” ovvero il concetto, l’idea sublimata della bellezza, della femminilità, la nostra bella copia, quello che vorremmo essere, che non saremo mai, ma che è bello sognare di diventare.
Nessuna top model suscita, a guardarla, queste sensazioni. Si prova solo un po’ di pena per quei mucchietti di ossa che passano veloci su una passerella senza lasciare alcuna traccia di sè. Non c’è nulla di più bello di un corpo femminile pieno e armonioso, rassicurante e proporzionato. Non è vero, signor Lagerfeld che nessuno vuole le donne rotonde: Voi stilisti non amate le donne rotonde, perchè viaggiate su binari che si sono progressivamente allontanati dalla realtà, certi del fatto che l’unica personalità che conta è quella dei vostri abiti, e non quella di chi li indossa. Ma siamo Noi, le donne della 44, 46, 48 e oltre che vorremmo comprare i vostri vestiti. E allora teneteci in considerazione. Pensate a noi, quando create. E ridateci la possibilità di sognare. Ridateci le nostre curve.
(Foto: Ansa)


I “canoni di bellezza” femminili…sono puramente fittizzi visto che la bellezza è una questione troppo soggettiva per essere categorizzata.