Social Networking: spioni e spiati.
Il primo salotto di successo nel quale gli italiani hanno iniziato a spiarsi è Il programma di Maria De Filippi “Uomini e donne”. Un format che funziona ancora oggi molto meglio nel noioso e riciclato Grande Fratello. Qui non si respira la finzione e se si vede, gli italiani chiudono gli occhi perché si parla di sentimenti e il melodramma è fra i nostri cult. Malafemmina cantava Totò e chi si dimentica le scene romantiche degli ultimi film “Tre metri sopra il cielo” e compagnia. Non resistiamo, il sentimento accompagna la nostra storia e il nostro essere italiani. La canzone napoletana è venduta in tutto il mondo. Gigi d’Alessio è amatissimo e prima di lui Nino d’Angelo. Mi ricordo ancora il mio ragazzo del mare che mi disse, quando avevo 18 anni: “Facciamo un jeans e una maglietta?”, parafrasando il film dove un biondo e magro Nino faceva il protagonista. Fra questi film ce ne sono di buoni e meno buoni ma non è ciò che conta: noi amiamo i sentimenti e se vediamo quelli degli altri ne godiamo. E’ una sorta di catarsi collettiva e benefica. Amiamo piangere, ridere e innamorarci anche di una storia e di una vita che non ci appartengono perché è come se proiettassimo la nostra. Apriamo la pagina di facebook e leggiamo quanto è sfigato questo e quanto è felice quello. E spesso ci soffermiamo a pensare perché il tale e tal altro hanno scritto quella frase, pubblicato quel video, mandato quella notizia, creato quel gruppo. Ci vestiamo della vita degli altri e così arricchiamo la nostra. Questo però denota un allarme sociale: la nostra vita è vuota. Ho letto che una signora spense volutamente facebook per una settimana e si accorse che aveva l’amica, vicina di casa, con la quale non parlava da anni: ci andò a bere un caffè e riscoprì che era simpatica e ci fece una passeggiata al parco prendendo il sole all’aria aperta. Cose concrete che riempiono, molto di più di un caffè o una coccola virtuale. Spioni siamo diventati ma sempre più soli. Per questo siamo le vite degli altri ed entriamo in relazione con esse. Perché la nostra è nucleare o addirittura mononucleare. È l’esasperazione del single. Ci si lascia anche spiare ma è un’arma a doppio taglio, gli altri entrano nella nostra vita anche là dove noi non vorremmo: nei sentimenti più profondi. Prima si bussava alla porta; ora si trova tutto on line. Fruito immediatamente e per questo non bastevole perché troppo, troppo breve e troppo, troppo astratto…
