Certo che pare proprio un controsenso. Viviamo nell’epoca della scolarizzazione di massa, eppure il linguaggio si sta impoverendo sempre più. Tralasciamo per un momento la lingua dei “cellulari” e del “web”, connotata da abbreviazioni orrende e errori grammaticali e sintattici macroscopici, e guardiamo all’italiano “colto”, quello dei quotidiani, dei libri, delle tesi universitarie, ecc. Per la mia generazione figlia del maestro unico, del latino alle scuole medie, delle poesie imparate a memoria è evidente la drastica riduzione dei vocaboli usati nella comunicazione contemporanea, sia verbale che scritta, e l’altrettanto drastica riduzione delle forme verbali usate. Non si tratta di una mera semplificazione del linguaggio ma di un vero e proprio impoverimento linguistico.