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	<title>Vivo Bene Donna &#187; Moda e Costume</title>
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	<description>Bella e curvy, mi piaccio così</description>
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		<title>Quanto sei emancipata? Te lo dice la tua borsa</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 08:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiammetta Fortini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[     Che cosa significa la borsa per una donna?  Proiezione di sè, casa, universo personale. Questo secondo  il sociologo francese Jean-Claude Kaufmann, direttore al Centro nazionale della ricerca scientifica (Cnrs), autore del saggio &#8220;La borsa&#8221;, appena uscito in Francia. Un centinaio di donne hanno descritto il loro rapporto con l&#8217;accessorio fondamentale della loro vita quotidiana. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2011/03/Borse_pelle_01.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9038" title="Borse_pelle_01" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2011/03/Borse_pelle_01-600x279.jpg" alt="" width="600" height="279" /></a> </p>
<p> </p>
<p> Che cosa significa la borsa per una donna?  Proiezione di sè, casa, universo personale. Questo secondo  il sociologo francese Jean-Claude Kaufmann, direttore al Centro nazionale della ricerca scientifica (Cnrs), autore del saggio &#8220;La borsa&#8221;, appena uscito in Francia.<span id="more-8843"></span></p>
<p>Un centinaio di donne hanno descritto il loro rapporto con l&#8217;accessorio fondamentale della loro vita quotidiana. Il modello preferito, le dimensioni, il contenuto, il  modo di portarlo Risultato: &#8220;se il gentil sesso conquista progressivamente la parità con l&#8217;uomo nella società, resta tuttavia ancora molta strada da fare per le disuaguaglianze tra i sessi nella vita intima e familiare. E&#8217; la donna a portare su di sè il peso della famiglia&#8221;.</p>
<p>La sua borsa ne è la dimostrazione pratica: &#8220;Questi accessori di moda, carichi di ricordi e d&#8217;amore &#8211; spiega Kaufmann &#8211; pesano sulle spalle delle femmine in senso letterale e figurato&#8221;. Secondo il sociologo fino a mezzo secolo fa le signore usavano la borsetta per andare a messa la domenica. Dentro c&#8217;era solo un libretto delle preghiere, un fazzoletto e a volte una boccetta di acqua di Colonia. E aggiunge: &#8220;Con il passare degli anni la borsa è diventata un attributo più marcato della femminilità. Paradossalmente più la donna si è emancipata, più la sua borsa è diventata grande&#8221;.</p>
<p>E contiene tutto il suo mondo. La borsa diventa addirittura l&#8217;affermazione di uno status sociale:  la sua scelta  &#8220;differenzia le donne e le classifica&#8221;, prosegue Kaufmann. Il furto della  borsetta  è un &#8220;trauma&#8221; perchè viene vissuto quasi come l&#8217;amputazione di  una parte del corpo. La borsa viene sentita come &#8220;casa&#8221;, &#8220;oggetto del desiderio&#8221;, &#8220;colpo di fulmine&#8221;, &#8220;universo rassicurante&#8221; che può contenere tutto e aiuta a affrontare le difficoltà.</p>
<p> La borsa rispecchia anche le varie fasi della vita di una donna: da teen agers basta una tracolla o uno zainetto, ma, una volta diventata adulta  la borsa diventa    &#8220;uno strumento permanente della costruzione del sè&#8221; e &#8220;la risposta ai bisogni di tutta la famiglia&#8221;. Dentro c&#8217;è di tutto, perchè &#8220;non si sa mai&#8221;: biberon, giocattoli, medicine.</p>
<p>Oggi, secondo Kaufman, le tasche  non bastano più a contenere gli oggetti di uso quotidiano tra computer portatili, iPhone e iPod e la borsa si sta diffondendo anche tra gli uomini. Ma la borsa maschile non ha nulla a che vedere con quella delle donne: &#8220;Il suo interno è deludente, povero&#8221;, dice il sociologo: &#8220;dentro non c&#8217;è quell&#8217;universo personale, relazionale e affettivo&#8221;.</p>
<p>E conclude: &#8220;Ci sarà effettivamente un&#8217;uguaglianza tra i sessi quando anche gli uomini trasporteranno nelle loro borse la merenda per i bambini e il fondo delle loro sacche sarà sporco di briciole&#8221;.</p>
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		<title>Un anno di lustrini e paillettes</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 23:19:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moda e Costume]]></category>
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		<description><![CDATA[  Vi state preparando a salutare l&#8217;anno passato? Vi state facendo meravigliose per i Vostri ammiratori? In questa parte dell&#8217;anno ci sentiamo tutte un po&#8217; più desiderate e desiderabili. Ma perchè non esserlo sempre&#8230; Il segreto? Adottiamo il motto: &#8220;Un anno di lustrini e paillettes&#8221;. Non voglio trasformarvi in nuove Platinettes, non preoccupatevi, ne abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <br />
<a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/12/Paillettes.jpg"><img class="size-large wp-image-4326  aligncenter" title="Paillettes" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/12/Paillettes-388x400.jpg" alt="Paillettes" width="388" height="400" /></a></p>
<p>Vi state preparando a salutare l&#8217;anno passato? Vi state facendo meravigliose per i Vostri ammiratori? In questa parte dell&#8217;anno ci sentiamo tutte un po&#8217; più desiderate e desiderabili. Ma perchè non esserlo sempre&#8230; <span id="more-4325"></span>Il segreto? Adottiamo il motto: &#8220;Un anno di lustrini e paillettes&#8221;. Non voglio trasformarvi in nuove Platinettes, non preoccupatevi, ne abbiamo già una. No, voglio che vi sentiate sempre belle. Ma come, se per una parte della giornata ci sentiamo stanche e per l&#8217;altra sfigate? No, ragazze mie. E&#8217; proprio questo che non va. Lavoriamo su noi stesse. Pensiamo che ogni parte di noi è un lustrino e l&#8217;altra è una paillette. Il lustrino va lucidato e la paillette brilla di luce propria. Se noi &#8220;lucidiamo&#8221; ogni giorno noi stesse, saremo sempre delle meravigliose paillettes e non stoneremo mai. I consigli? trovare sempre qualcosa di positivo. Siamo grasse, agli uomini piace l&#8217;abbondanza. Siamo magre, avremo delle chances con qualche muscoletto in più. La casa non ci piace, cambiamo un accessorio. Gli accessori fanno la differenza, ricordatelo. Basta una collana per rendere un abito chic. Basta un rossetto per rendere una donna sexy. Lucidiamo i nostri lustrini e saremo sempre paillettes. Buon anno!</p>
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		<title>Social Networking:  spioni e spiati.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 23:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo salotto di successo nel quale gli italiani hanno iniziato a spiarsi è Il programma di Maria De Filippi “Uomini e donne”. Un format che funziona ancora oggi molto meglio nel noioso e riciclato Grande Fratello. Qui non si respira la finzione e se si vede, gli italiani chiudono gli occhi perché si parla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/12/social_networks.jpg"><img class="size-full wp-image-4152 aligncenter" title="social_networks" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/12/social_networks.jpg" alt="social_networks" width="482" height="325" /></a></p>
<p>Il primo salotto di successo nel quale gli italiani hanno iniziato a spiarsi è Il programma di Maria De Filippi “Uomini e donne”. Un format che funziona ancora oggi molto meglio nel noioso e riciclato Grande Fratello. Qui non si respira la finzione e se si vede, gli italiani chiudono gli occhi perché si parla di sentimenti e il melodramma è fra i nostri cult. <span id="more-4151"></span>Malafemmina cantava Totò e chi si dimentica le scene romantiche degli ultimi film “Tre metri sopra il cielo” e compagnia. Non resistiamo, il sentimento accompagna la nostra storia e il nostro essere italiani. La canzone napoletana è venduta in tutto il mondo. Gigi d’Alessio è amatissimo e prima di lui Nino d’Angelo. Mi ricordo ancora il mio ragazzo del mare che mi disse, quando avevo 18 anni: “Facciamo un jeans e una maglietta?”, parafrasando il film dove un biondo e magro Nino faceva il protagonista. Fra questi film ce ne sono di buoni e meno buoni ma non è ciò che conta: noi amiamo i sentimenti e se vediamo quelli degli altri ne godiamo. E’ una sorta di catarsi collettiva e benefica. Amiamo  piangere, ridere e innamorarci anche di una storia e di una vita che non ci appartengono perché è come se proiettassimo la nostra. Apriamo la pagina di facebook e leggiamo quanto è sfigato questo e quanto è felice quello. E spesso ci soffermiamo a pensare perché il tale e tal altro hanno scritto quella frase, pubblicato quel video, mandato quella notizia, creato quel gruppo. Ci vestiamo della vita degli altri e così arricchiamo la nostra. Questo però denota un allarme sociale: la nostra vita è vuota. Ho letto che una signora spense volutamente facebook per una settimana e si accorse che aveva l’amica, vicina di casa, con la quale non parlava da anni:  ci andò a bere un caffè e riscoprì che era simpatica e ci fece una passeggiata al parco prendendo il sole all’aria aperta. Cose concrete che riempiono, molto di più di un caffè o una coccola virtuale. Spioni siamo diventati ma sempre più soli. Per questo siamo le vite degli altri ed entriamo in relazione con esse. Perché la nostra è nucleare o addirittura mononucleare. È l’esasperazione del single. Ci si lascia anche spiare ma è un’arma a doppio taglio, gli altri entrano nella nostra vita anche là dove noi non vorremmo: nei sentimenti più profondi. Prima si bussava alla porta; ora si trova tutto on line. Fruito immediatamente e per questo non bastevole perché troppo, troppo breve e troppo, troppo astratto…</p>
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		<title>Barcellona è Desigual</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Barcellona: bellissima, allegra e colorata dove c&#8217;è spesso il sole e dove si è liberato il genio di Gaudì in un&#8217;esplosione di forme e colori ispirati alla natura e ai poliedri che si vedono nei suoi palazzi: la casa Batllò e la Pedreira. Come la marca Desigual e la catena di negozi che portano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"> <a href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/11/Desigual.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-4028" title="Desigual" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/11/Desigual-542x400.jpg" alt="Desigual" width="542" height="400" /></a><br />
</span></div>
<div>Barcellona: bellissima, allegra e colorata dove c&#8217;è spesso il sole e dove si è liberato il genio di Gaudì in un&#8217;esplosione di forme e colori ispirati alla natura e ai poliedri che si vedono nei suoi palazzi: la casa Batllò e la Pedreira.</div>
<p><span id="more-4027"></span>Come la marca Desigual e la catena di negozi che portano lo stesso nome   e che alla Rambla, una delle vie più famose della città, trovate in abbondanza. Camicie multicolor, gonne dalle geometrie più impensate e borse dalle mille sfacettature. Ma i capi più graziosi ed eccentrici in assoluto sono i cappotti: di pura fantasia in forme bizzarre dal bianco al nero, al rosso caliente. Sono bellissimi e portabilissimi perchè donano un tocco spregiudicato senza perdere l&#8217;eleganza dei tagli e delle forme. Se poi proseguite con il cammino e andate verso il Passaggio di Grazia &#8211; che è proprio la via dove si trovano le opere di Gaudì- vi imbattete in  tutte le nostre grandi firme perchè a Barcellona amano l&#8217;Italia e gli italiani, anche troppo! Infatti  si attaccano ai loro portafogli in tutti i sensi e hanno rubato anche il mio. Ma lasciamo stare, questa è un&#8217;altra storia.</p>
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		<title>Fruire immediato</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 20:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moda e Costume]]></category>
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		<description><![CDATA[        Salvatore Natoli in una recente intervista ha dichiarate che la nostra è la società del fruire immediato. Si prende e si consuma tutto molto velocemente, senza grandi implicazioni.  E allora, visto che i nostri armadi sono zeppi di roba costosa e non, visto che noi stessi siamo pieni di manie ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/10/shopping-stivali.jpg"><img class="size-full wp-image-3404  aligncenter" title="shopping stivali" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/10/shopping-stivali.jpg" alt="shopping stivali" width="615" height="379" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Salvatore Natoli in una recente intervista ha dichiarate che la nostra è la società del fruire immediato. Si prende e si consuma tutto molto velocemente, senza grandi implicazioni.</p>
<p><span id="more-3403"></span> E allora, visto che i nostri armadi sono zeppi di roba costosa e non, visto che noi stessi siamo pieni di manie ed ossessioni, perchè non renderle più leggere? Vale la pena comprare una scarpa da trecento euro quando con la stessa cifra ti fai una minivacanza o ci paghi l&#8217;abbonamento a Sky? E&#8217; una questione di scelte. Rendiamo le nostre scelte responsabili e sagge, ne guadagneremo in stile di vita migliore, che alla fine è ciò che ci resta. Che senso ha avere l&#8217;armadio pieno se passiamo la vita in chat? E&#8217; meglio avere un buon computer. Ma cosa è meglio in assoluto? Godere di noi stessi e lo capiamo solo conoscendoci al meglio e rispondendo alle nostre esigenze più raffinate e non solo a quelle superficiali e del momento come puo&#8217; essere il semplice shopping. Lo shopping è divertimento ma non puo&#8217; essere solo fine a sè. E&#8217; stupido.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.modalogia.it">www.modalogia.it</a></p>
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		<title>Shoppingmania</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 23:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Moda e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Psicosi, divertissement o malessere? Patologia, atteggiamento o modo, esperienza esistenziale? La risposta che la psicologia fornisce è quella della nevrosi, disturbo psicologico causato da una qualche carenza d&#8217;affetto o insoddisfazione del sé: per frustrazione, per la mancata riuscita di un progetto con coseguente delusione che viene rissorbita grazie alla soddisfazione che si prova nello shopping [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Psicosi, divertissement o malessere? Patologia, atteggiamento o modo, esperienza esistenziale?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/07/shopping_bags.jpg"><img class="size-full wp-image-2982 aligncenter" title="shopping_bags" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/07/shopping_bags.jpg" alt="" width="500" height="374" /></a></p>
<p>La risposta che la psicologia fornisce è quella della nevrosi, disturbo psicologico causato da una qualche carenza d&#8217;affetto o insoddisfazione del sé: per frustrazione, per la mancata riuscita di un progetto con coseguente delusione che viene rissorbita grazie alla soddisfazione che si prova nello shopping compulsivo.</p>
<p><span id="more-2981"></span></p>
<p>Proprio perché è compulsivo, esso è malato, ritorna ogni volta che c&#8217;è una depressione psicologica in corso per creare una soddisfazione temporanea che non è tanto riversata nell&#8217;oggetto comprato (non desidero quel particolare oggetto) quanto nell&#8217;atto stesso di acquisto: mi piace spendere, provo un vero godimento nell&#8217;atto dell&#8217;acquisto a prescindere dal fatto se ciò che compro è utile oppure no). Quello che interessa al soggetto psicotico è soddisfare il desiderio di mancanza di alcunchè proiettatto nell&#8217;oggetto acquistato. Ma siccome l&#8217;oggetto acquistato sostituisce solo momentaneamente quanto si desidera (l&#8217;oggetto amato o la realizzazione di sé); il suo godimento è effimero e momentaneo. Superato il momento di godimento euforico durante l&#8217;acquisto, esso passa e quando si riacquista la giusta dimensione dell&#8217;io razionale, ci si po&#8217; anche sentire in colpa per avere acquistato qualcosa di sciocco o futile e si ritorna allo stato annoiato o depresso iniziale. Questa è la visione che della shoppingmania ne dà la psicologia ma veniamo alla sua definizone come divertissement che assume i caratteri esistenziali filosofici di Pascaliana memoria. La noia pervade il nostro essere nel mondo attuale, le nostre occupazioni familiari e pubbliche (lavoro) occupano un posto importante nella nostra vita ma non soddisfano appieno, lasciano comunque spazio e tempo che devono essere impiegati. L&#8217;uomo soffre se non impiega il prorio tempo e i propri spazi perché lasciare vuoti quegli spazi e quel tempo genera angoscia in quanto implica la riflessione sia sul termine in generale (i suoi significati più profondi dall&#8217;ignoto alla morte) sia sui suoi significati più vicini a noi (ho tempo di pensare a chi sono, cosa faccio); tutte domande estremamente banali ma altrettanto impegantive dal punto di vista della riflessione che implicano fatica che l&#8217;uomo contemporaneo non sa più affrontare e valutare nel gisuto modo, nei giusti termini (ossia come possibilità di risposta a una frustrazione interna sul nostro senso dell&#8217; essere). Ecco perché si cerca un divertimento e questo può essere comprare qc, così come fare sport e andare al mare. Divergere vuol dire occupare il tempo e lo spazio che ci separa dalla routine, luogo e tempo di abitudine e di sicurezza e che se lasciato a sé e alle sue opportunità ci creerebbe ansia. Allora veniamo all&#8217;ulitma riflessione: la shopping abitudinario è un&#8217;esperienza esistenziale? Ci induce a riflettere su un male interiore che pervade le nostre anime? Male interiore che non vogliamo affrontare né risolvere e che acquietiamo con dei palliativi? Da quanto detto sopra sembrerebbe proprio di sì!</p>
<p> </p>
<p> <a href="http://www.modalogia.it">www.modalogia.it</a></p>
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		<title>Il gusto retrò di una vetrina del centro</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 23:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Moda e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[    Vetrina presuppone il concetto di vetro e quindi di chiusura e di apertura nelle stesso tempo. Chiusura perchè è un luogo che si puo&#8217; vedere ma non toccare, apertura appunto perchè si vede quello che sta dietro che viene di solito ammirato. Nella vetrina è riproposto il gusto della contemplazione: vengo attirato dagli oggetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/07/vetrina-milanopiccola.jpg"><img class="size-full wp-image-2850 aligncenter" title="vetrina-milanopiccola" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/07/vetrina-milanopiccola.jpg" alt="" width="308" height="410" /></a></p>
<p>Vetrina presuppone il concetto di vetro e quindi di chiusura e di apertura nelle stesso tempo. Chiusura perchè è un luogo che si puo&#8217; vedere ma non toccare, apertura appunto perchè si vede quello che sta dietro che viene di solito ammirato.<span id="more-2849"></span> Nella vetrina è riproposto il gusto della contemplazione: vengo attirato dagli oggetti esposti in vetrina perchè sono appariscenti (oro, gioielli, brillanti ma anche semplici vestiti), perchè li desidero, perchè non li posso comprare. Si, perchè insito nel significato di vetrina vi è anche il concetto del desiderio, di ciò che manca e il valore della vetrina sta proprio nella percezione del desiderio e nel godimento del puro desiderato: ti vedo ma non ti posso avere e quindi passo a contemplarti dall&#8217;esterno,.. da lontano, senza toccarti. Se ti toccassi o ti vedessi più da vicino svanirebbe quel senso del mistero che è sempre legato a qualcosa che si desidera perchè magari percepirei un qualunque difetto che farebbe svanire la meraviglia che tu oggetto hai suscitato in me appena ti ho visto nella vetrina.Ma la vetrina oggi ha ancora senso? Rimane quel fascino un po&#8217; retrò della vetrina del centro? Credo proprio di no. In questo mondo dove tutto è alla nostra portata, dove la vetrina è entrata in casa on line, dove io entro in un negozio qualsiasi perchè so già cosa voglio e se lo voglio acquistare, la vetrina non ha più senso. la vetrina esprimeva un sogno, il sogno di possedere qualcosa che non ci si poteva permettere e che si poteva solo desiderare godendolo da lontano. Ora che si puo&#8217; possedere tutto o quasi si va direttamente all&#8217;acquisto perdendo il sapore del desiderio. Infati l&#8217;acquisto diviene frenetico e molto più usuale e l&#8217;oggetto non è più sognato ricordando di averlo visto in quella bella vetrina del centro.</p>
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<p><a href="http://www.modalogia.it">www.modalogia.it</a></p>
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		<title>Shopaholic</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 23:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Moda e Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Shopping]]></category>

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		<description><![CDATA[    Il termine è diventato famoso grazie agli scritti di Sophie Kinsella e all&#8217;omonimo testo &#8220;Confessions of a shopaholic&#8221;. Devo dire che io ho usato lo stesso significato e l&#8217;ho racchiuso nel termine &#8221; fashion maniaco&#8221;. Il termine inglese ha una connotazione negativa che il mio termine non ha. La malattia sta a un [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/06/shopaholic_perfect.jpg"><img class="size-full wp-image-2727 aligncenter" title="shopaholic_perfect" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/06/shopaholic_perfect.jpg" alt="" width="500" height="403" /></a></p>
<p>Il termine è diventato famoso grazie agli scritti di Sophie Kinsella e all&#8217;omonimo testo &#8220;Confessions of a shopaholic&#8221;. Devo dire che io ho usato lo stesso significato e l&#8217;ho racchiuso nel termine &#8221; fashion maniaco&#8221;. Il termine inglese ha una connotazione negativa che il mio termine non ha. La malattia sta a un passo nella mania ma è già ben definita nel termine suffisso -holic- che deriva da alcoholic e significa letteralmente drogato di shopping. <span id="more-2726"></span>Rappresenta il desiderio compulsivo di possedere un oggetto, pagandolo dopo essere entrati in un negozio o averlo visto in una vetrina. La componente visiva reale è importante. Non si ha la stessa soddisfazione comprando on line perché, come sempre e come molti filosofi sostengono, il desiderio passa dall&#8217;occhio e dal tatto che vengono soddisfatti mediante la visione dell&#8217;oggetto del desiderio, in vetrina, nel negozio, sulla bancarella del mercato. On line c&#8217;è la soddisfazione del visivo ma manca la soddisfazione degli altri sensi, che per l&#8217;uomo contemporaneo ancora contano: l&#8217;odore e il tatto. Il profumo del nuovo, il profumo del negozio, il profumo della commessa, il profumo del denaro usato per pagare sono tutte componenti dell&#8217;eccitazione suscitata nello shoppinngmaniaco o shopaholico che affiorano nel momento dell&#8217;acquisto. Come ogni desiderio appagato, l&#8217;oggetto nella busta perde tutto il suo valore, e, una volta acquistato, viene spesso dimenticato nell&#8217;armadio. L&#8217;alcoolizzato di shopping non gode nell&#8217;indossare o usare ciò che acquista, gode solo nel comprare. E&#8217; tutto il rito dell&#8217;acquisto che lo eccita: dal pensiero alla realizzazione dello stesso. Pensare di comprare qualcosa a casa, salire in auto per andare a prenderlo, entrare nel tal negozio, parlare con il negoziante e pagare, ecco il momento più alto di soddisfazione del desiderio: l&#8217;oggetto sta per essere mio. Quanto è già mio, non mi interessa più. La mia mente è proiettata altrove, magari a godersi il lungo lago dove si affaccia il negozio. Dalla shoppingmania si puo&#8217; guarire, se si elimina il desiderio dell&#8217;atto dell&#8217;acquisto e si focalizza l&#8217;attenzione sull&#8217;inutilità del gesto. Esso porta a un godimento effimero che può essere dato anche da altro: la visione del lago menzionato sopra. Annullare il desiderio è impossibile, modificarne l&#8217;oggetto è una probabilità.</p>
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<p><a href="http://www.modalogia.it">www.modalogia.it</a></p>
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		<title>L&#8217;abito della zia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 23:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Moda e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[    La zia, ricca e facoltosa, prestava alla nipote l&#8217;abito per la cerimonia. Poteva essere un&#8217;uscita in società oppure una semplice prima visione al cinema o a teatro. L&#8217;abito con il velo veniva portato con orgoglio alla messa e poteva essere di semplice cotone a fiori o di seta preziosa a seconda del rango. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/05/abito-anni-50-bis.jpg"><img class="size-full wp-image-2624 aligncenter" title="abito-anni-50-bis" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/05/abito-anni-50-bis.jpg" alt="" width="500" height="370" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p>La zia, ricca e facoltosa, prestava alla nipote l&#8217;abito per la cerimonia. Poteva essere un&#8217;uscita in società oppure una semplice prima visione al cinema o a teatro.<span id="more-2617"></span> L&#8217;abito con il velo veniva portato con orgoglio alla messa e poteva essere di semplice cotone a fiori o di seta preziosa a seconda del rango. Nel sud tale distinzione era sinonimo di riconoscimento del proprio status e della propria posizione. Gli anni 50 sono stati il boom dell&#8217;abito con decolleté e ruota, meravigliosi nei loro pois rossi e bianchi o bianchi e blu. Ora l&#8217;abito è tornato. E ha il vantaggio di stoffe fluide che disegnano figure e forme e la praticità di essere eleganti con un solo capo.</p>
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<p><a href="http://www.modalogia.it">www.modalogia.it</a></p>
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		<title>Viva le calze!</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 23:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristina Finazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Moda e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte colorate, a pois, a righe, trasparenti, suadenti, le calze seducono da sempre. Da quando esistono, inventate negli anni '50, non le abbiamo più abbandonate e a ragione! Vuoi mettere che giochi fanno fare alle gambe, le calze? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/03/calze-primavera.jpg"><img class="size-full wp-image-2245 aligncenter" title="calze-primavera" src="http://www.vivobenedonna.com/vivobenedonna/wp-content/uploads/2009/03/calze-primavera.jpg" alt="" width="481" height="491" /></a></p>
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<p>Tutte colorate, a pois, a righe, trasparenti, suadenti, le calze seducono da sempre. Da quando esistono, inventate negli anni &#8217;50, non le abbiamo più abbandonate e a ragione! Vuoi mettere che giochi fanno fare alle gambe, le calze? La gamba nuda è bella ma è sempre uguale. La calza veste la gamba e la rende protagonista. La calza allunga e snellisce oppure colora e rallegra. E si fa notare. L&#8217;uomo è attratto dalla calza, la nota, la tocca e se la gode. La calza è un oggetto di seduzione. L&#8217;altro giorno ho ho indossato un paio di calze color lampone e un grazioso signore mi ha detto: &#8220;hai portato le fragole in montagna&#8221;. Al di là della poeticità del complimento e della cordialità del gentleman, protagonista è stata la mia calza che se n&#8217;è andata a passeggio, fiera, per tutto il giorno.</p>
<p>Buona primavera e buona calza a tutte!</p>
<p> </p>
<p><a href="http://modalogia.it">http://modalogia.it</a></p>
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